Riflessioni sulla professione infermieristica - Gattarella 2016

“La professione infermieristica allo specchio: Tra nuove aspettative e vecchie incognite”

Nei giorni 11-12-13 settembre si è tenuto, presso la sala congressi del Resort “La Gattarella” (Vieste), un evento formativo residenziale organizzato dal Collegio IPASVI Foggia.


 Il fulcro centrale delle tre giornate di convegno è stato, come specifica il titolo, il futuro della professione infermieristica, inteso come analisi delle nuove frontiere dell’assistenza infermieristica e come valutazione critica del presente. Su questo tema, degna di nota è stata la relazione, in videoconferenza, di Edoardo Manzoni, che ha posto l’attenzione sull’identità professionale, che rischia di essere sempre più frammentata in identità fittizie, quali possono essere l’identità della tecnica-procedurale, l’identità formale e molte altre. Manzoni, nella sua relazione, ha affermato “Dove poggiano i miei piedi?”, ovvero su che tipo di pavimento, un pavimento che sta diventando liquido e scivoloso, un pavimento che dobbiamorendere più solido e sicuro per poter indirizzare i nostri passi. La questione è stata affrontata, tra le altre cose, anche dalla sen. Annalisa Silvestro, la quale si è chiesta, e ha chiesto alla platea, se la crisi che stiamo affrontando fosse solo un problema di quadro giuridico o fosse una crisi di identità professionale; si chiede la senatrice se l’infermiere del futuro debba continuare a lavorare come faceva in passato e come continua a lavorare oggi e, dunque, “Quali competenze per l’infermiere del futuro?”.

Forse la professione infermieristica deve ritornare sui fondamenti su cui si basa l’assistenza infermieristica: l’etica e la deontologia. Tema affrontato superbamente da Pio Lattarulo, che da gennaio 2016 sta partecipando alla revisione del codice deontologico.

Sul tema dell’identità è stato significativo l’intervento di Angelo Del Vecchio, che si è concentrato sulla pericolosità dei social media. “Postare si.. ma non ledere!” ha affermato in  modo da sottolineare la pericolosità e il danno d’immagine per l’intera categoria professionale che può derivare da un uso non appropriato di Facebook. La presidente Barbara Mangiacavalli, a conclusione della prima giornata, ha precisato che la presa in carico del paziente e la pianificazione dell’assistenza infermieristica è dell’infermiere, ed è necessario “andare ad occupare i nostri spazi”, sia all’interno delle realtà ospedaliere che, soprattutto, sul territorio. Come sappiamo, infatti, negli ultimi anni si è assistito ad un prolungamento della vita media e ad una conseguente cronicizzazione, è quindi necessario valorizzare il territorio.
Valorizzazione che può essere iniziata già all’interno di realtà quali le Unità a Direzione Infermieristica e le Post Acute Care, che devono essere considerate come “ponte tra l’ospedale e il territorio” e hanno il preciso scopo di garantire alle persone, caratterizzate da una bassa complessità assistenziale, di poter essere dimesse in maniera “protetta”, creando quella rete dei servizi che da anni ormai è auspicata e che determina, inoltre, una riduzione dei costi per ricoveri successivi e inappropriati e riduce, di conseguenza, il sovraffollamento dei pronto soccorso. All’interno delle Unità a Direzione Infermieristica risultano fondamentali figure infermieristiche quali il care manager, il bed manager e il case manager.
Riguardo al tema delle organizzazioni avanzate è stato emblematico l’intervento di Flavio Paoletti, che ha citato la sua esperienza come Direttore Socio-Sanitario, su quali possano essere i Ruoli Contendibili a cui l’infermiere, come laureato, possa accedere, ruoli che sconfinano dalla monoprofessionalità.
Altre esperienze significative sono quelle dei PICC Team, anche in questo caso a gestione infermieristica.
Gli argomenti discussi in ultima giornata vertevano su temi quali la ricerca disciplinare e la responsabilità professionale. Nell’ambito della ricerca è stato affrontato il tema della core competence all’esame di abilitazione infermieristica. Tale esame, come ha dimostrato lo studio svolto nel Centro di Eccellenza per la Cultura e la Ricerca Infermieristica, infatti, risulta essere estremamente diversificato tra le università, andando a valutare competenze non univoche, come invece avviene nel progetto europeo Tuning Nursing Educational.
Emblematico è stato, infine, l’intervento di Maria Adele Schirru, che specifica l’importanza del “prendersi cura di chi cura”. Come sono costretti a lavorare i nostri infermieri, nonostante la presenza di un percorso formativo universitario, del profilo professionale e del codice deontologico.

“Siamo chiamati alla responsabilità, ad avere il coraggio di denunciare le carenze e le situazioni di criticità delle organizzazioni antiquate in cui stiamo lavorando. Dobbiamo riconoscere formalmente che gli infermieri sono cresciuti. Lavorare in termini complementari nell’obbiettivo comune del prendersi cura delle persone. Siamo andati avanti, ambulanze, triage, responsabilità, ma l’organizzazione è un nodo cruciale su cui intervenire. Dobbiamo portare avanti il Documento delle Competenze, dobbiamo chiamare in causa i coordinatori e i dirigenti infermieristici. Abbiamo un potenziale che può aumentare ogni giorno. Allora mettiamoci d’accordo. Dobbiamo avere una consapevolezza chiara su cosa significhi essere un professionista.”

È necessario, dunque, che ci sia, all’interno della comunità infermieristica, una forte identità professionale, ogni infermiere deve chiedersi “cosa posso fare io per dare un contributo?”, sono indispensabili “nuove e rivoluzionarie strategie, innovativi modelli organizzativi e coraggiose politiche di assistenza alla persona.” Bisogna creare una cultura professionale, volta alla sempre maggiore acquisizione delle competenze, in modo da andare concretamente ad occupare i nostri spazi, avendo la chiara consapevolezza di chi è l’infermiere e di cosa possa fare, autonomamente ed in collaborazione con gli altri professionisti, a beneficio della società, smettendola di sentirci “Orfani del mansionario”, perché “possiamo andare avanti o tornare indietro, e per tornare indietro basta star fermi”.
                                                                                                        Annalisa Pazienza